Cucinare si dice 做饭 , letteralmente «fare il riso», oppure 做菜 , «fare i piatti». Le due parole riprendono la divisione del pasto cinese tra il 饭 , il cereale che nutre, e il 菜 , ciò che lo accompagna (l’abbiamo visto nella pagina La frutta e la verdura). La parola dotta è 烹饪 , che si legge sui diplomi degli istituti alberghieri e quasi mai in una cucina. 烹 vuol dire cuocere, con il fuoco in quattro punti, 灬, sotto il carattere. Si ammette in genere che la parte alta, 亨, sia solo una variante di 享 , «offrire agli antenati»: le iscrizioni antiche usano un solo segno per offrire, per prosperare e per cuocere. Si cucinava prima di tutto per gli spiriti. Il fuoco sarebbe arrivato più tardi, per distinguere i significati; i dettagli di questa storia sono discussi.
Questi quattro punti si ritrovano dappertutto in questa pagina: 煮 bollire, 蒸 cuocere al vapore, 煎 cuocere in padella, 熬 far ridurre, e perfino 熟 , cotto. Quando il fuoco passa a sinistra, riprende la sua forma piena: 炒 , 炸 , 烤 , 炖 , 焖 . Il caso più curioso è 然 . Il carattere mostra della carne, un cane, 犬, e il fuoco: voleva dire «bruciare», prima di essere preso in prestito per «così». Si è quindi aggiunto un secondo fuoco accanto per ritrovare il primo significato, e 燃 , «bruciare», porta il fuoco due volte.
Una ricetta cinese Le dirà di rado quanto. Il sale è «un po’», 少许 , o «quanto basta», 适量 , e il tempo di cottura si regola sul 火候 , letteralmente «il momento del fuoco» ⟶ la gestione del fuoco, il punto di cottura. Nessuna parola italiana lo rende del tutto. È ciò che il cuoco sa e la ricetta non dice: quando passare dal 大火 al 小火 , quando togliere il piatto dal wok, 出锅 . La parola serve ben oltre la cucina: di un calligrafo o di un attore ancora acerbo si dice che il 火候 non c’è ancora. (L’immagine vale anche per una lingua: non si impara il cinese più in fretta alzando il fuoco.)
La cucina cinese ha a lungo bollito e cotto al vapore più che saltato. In siti neolitici sono stati trovati dei colini di terracotta, gli 甑 , che si posavano su un calderone per cuocere al vapore, e i grandi bronzi rituali degli Shang e degli Zhou sono pentole e calderoni. La cottura saltata nel wok si diffonde solo molto più tardi, con i fornelli di ferro e l’olio a buon mercato. Di solito si colloca questa diffusione sotto i Song, ma la data resta approssimativa. Eppure è proprio il saltato a rappresentare oggi la cucina cinese, con il suo fuoco vivissimo: 爆炒 , letteralmente «saltare esplodendo».
Attenzione a 炸: si legge quando si frigge, 油炸 , ma quando qualcosa esplode, 爆炸 . Stesso carattere, due letture. Il 炒, invece, ha invaso la lingua di tutti i giorni. Si «fanno saltare» le azioni in borsa, 炒股 , si «fa saltare» una notizia per gonfiarla, 炒作 , e quando il capo «fa saltare il calamaro» a qualcuno, 炒鱿鱼 , lo mette alla porta (la parola è nella nostra pagina La carne e il pesce).
Il taglio conta quanto la cottura. Il 刀工 , «il lavoro del coltello», è ciò che permette di cuocere tutto nello stesso tempo nel wok: pezzi della stessa misura, a fette (切片 ), a fili (切丝 ) o a dadini (切丁 ). Confucio era già esigente su questo punto. Il capitolo 10 dei Dialoghi dice che non mangiava un cibo mal cotto, 失饪不食, né «ciò che non era stato tagliato in modo regolare», 割不正不食, né «ciò che non era stato condito con la salsa conveniente», 不得其酱不食 (traduzione di Couvreur, nella nostra pagina Capitolo 10 dei Dialoghi di Confucio). La cottura, il taglio, il condimento: i tre temi di questa pagina stanno in tre frasi. Se n’è fatto il ritratto di un buongustaio. Io credo piuttosto che vi si veda un uomo che osserva i riti fin dentro la sua ciotola, ma il testo non si pronuncia.
Lo stesso passo vuole che il trito di carne, 脍 , sia tagliato finissimo. Il trito e l’arrosto, 炙 , erano i due piatti che piacevano a tutti, e Mencio li prende già ad esempio; da qui 脍炙人口 , «ciò che tutte le bocche trovano buono» ⟶ ciò che è sulla bocca di tutti. Il cuoco più famoso della Cina, invece, si trova nello 庄子 . Il cuoco Ding, 庖丁 , squarta un bue senza mai urtare un osso: il suo coltello ha diciannove anni e taglia come il primo giorno, perché la lama passa nelle giunture, dove «ha spazio per giocare», 游刃有余 . (Nessuno sa se 丁 sia il suo nome o voglia dire semplicemente «l’uomo», il garzone.)
Condire si dice 调味 , «accordare i sapori», e questo 调 è quello di 调和 , armonizzare. Il pensiero cinese ha preso l’immagine sul serio. Nello 左传 , il ministro 晏子 spiega al suo principe che l’armonia somiglia a un brodo: l’acqua, il fuoco, l’aceto, la salsa di carne, il sale e la prugna, e un cuoco che aggiunge ciò che manca e toglie ciò che è di troppo. Il cortigiano che approva tutto è acqua condita con acqua: chi vorrebbe mangiarla?
Mencio ha lasciato una frase che oggi si cita a rovescio: 君子远庖厨 , «l’uomo dabbene sta lontano dalle cucine». Serve volentieri da scusa a chi non vuole rimboccarsi le maniche. Ma il contesto dice tutt’altro. Il re Xuan di Qi aveva visto passare un bue che veniva condotto a morte per consacrare una campana; commosso dal suo aspetto spaventato, l’aveva fatto sostituire con una pecora. Mencio gli spiega il suo stesso gesto: chi ha udito il grido di un animale non può risolversi a mangiarne la carne (è la frase 24 dell’elenco). Parlava di pietà, non di faccende di casa.
I sapori di base, il dolce, l’acido, l’amaro, il piccante e il salato, sono nella pagina I cinque sensi; i piatti veri e propri e le cucine della Cina e del resto del mondo avranno la pagina successiva. Qui vengono gli abbinamenti di sapori: 麻辣 , 酸辣 , 糖醋 . Il 麻, del resto, non è un sapore: è il formicolio che il pepe di Sichuan lascia sulla lingua. Dove il cinese è davvero più ricco dell’italiano è nel dire ciò che succede sotto i denti. 脆 è ciò che scrocchia, 酥 ciò che si sbriciola, 嫩 ciò che cede, 糯 ciò che si attacca e si scioglie come il riso glutinoso, 筋道 il noodle che resiste. 弹牙 , «che rimbalza sotto i denti», viene dal cantonese. Si sente anche Q弹, con una Q latina che si fa risalire al taiwanese, senza certezza.
Le espressioni della cucina sono spesso crudeli. 煮豆燃萁 , «bruciare gli steli per cuocere le fave», viene dalla poesia dei sette passi. 曹丕 , divenuto imperatore, avrebbe intimato al fratello 曹植 di comporre una poesia nel tempo di fare sette passi, pena la morte. Le fave piangono nella pentola, scaldate dai loro stessi steli, e la poesia finisce sulla frase 23 dell’elenco. L’aneddoto viene dal 世说新语 , due secoli dopo i fatti, e molti dubitano che la poesia sia di Cao Zhi. Eppure tutti gli scolari cinesi la sanno a memoria.
L’ultima frase viene dal capitolo 60 del 老子 : 治大国若烹小鲜, «per governare un grande regno, si deve imitare chi fa cuocere un piccolo pesce», traduce Stanislas Julien (nella nostra pagina Capitolo 60 del Laozi). Il suo commento spiega che un piccolo pesce non lo si sventra, non lo si squama e non si osa maneggiarlo con durezza, per paura di ridurlo in briciole. Governare è non rimestare troppo. Ronald Reagan ha citato la formula davanti al Congresso americano nel 1988. Il consiglio vale anche per il pesce.
Clicchi su un carattere qualsiasi della pagina: il suo ordine di scrittura si mostra tratto per tratto, con la freccia che indica il senso del tracciato.
Istruzioni: ogni parola porta il suo livello. ① l’essenziale, ② il corrente, ③ il preciso. Cominci dai ①: bastano già per la cucina di tutti i giorni. Il pulsante ▶ dà la pronuncia, e un clic su un carattere apre il suo ordine dei tratti.
Il cuoco e la ricetta
fare da mangiare, preparare il pasto
cucinare, preparare un piatto
il cuoco, lo chef
la ricetta; il ricettario
mettersi ai fornelli («scendere in cucina»)
l’abilità in cucina
gli ingredienti
un po’, un pizzico
quanto basta (q.b.)
mettere nel wok
togliere dal fuoco, tirare fuori dal wok
la cucina, l’arte culinaria
essere il capocuoco («tenere il mestolo»)
impiattare
soffriggere (aglio, zenzero…) per sprigionare gli aromi
Il fuoco: crudo, cotto, bruciato
il fuoco
il fuoco vivo
il fuoco basso
crudo
scaldare, riscaldare
accendere il fuoco
spegnere il fuoco
portare a ebollizione
cuocere al punto giusto (in acqua)
bruciare, far attaccare
la gestione del fuoco; il punto di cottura
cotto male, crudo al centro
In acqua e al vapore
bollire, lessare
cuocere al vapore
la zuppa, il brodo
l’acqua bollente; l’acqua bollita
stufare, cuocere a lungo a fuoco lento
al vapore, al naturale
lessato; (nel Sichuan) cotto in un brodo piccante
fare un brodo cotto a lungo
cuocere coperto, in umido (a fuoco basso)
far sobbollire una zuppa (alla cantonese)
intingere una fettina nel brodo (fonduta cinese)
sbollentare (immergere in acqua bollente)
Nell’olio e a fuoco vivo
saltare (nel wok)
friggere (in olio abbondante)
grigliare, arrostire
il barbecue, la grigliata
cuocere in padella (con poco olio)
condito a freddo, in insalata
rigirare mentre si salta
brasare nella salsa di soia («cuocere rosso»)
fritto
la cottura al forno (pasticceria, panificazione)
saltare a fuoco vivissimo
saltare a secco, finché l’alimento non perde la sua acqua
affumicato
Preparare e tagliare
tagliare
lavare le verdure
sbattere le uova
lavare bene
tagliare a fette
tagliare a julienne («a fili»)
tagliare a dadini
tritare finemente
mescolare, girare
marinare; mettere sotto sale (per conservare)
mondare le verdure (togliere le parti rovinate)
il lavoro di coltello
impastare
Condire
salare
zuccherare
condire, insaporire
cospargere, spolverare
intingere (in una salsa)
il vino da cucina
la fecola, l’amido
addensare una salsa con la fecola
la salsa di soia chiara
la salsa di soia scura
togliere l’odore di pesce
I sapori e la golosità
delizioso; una prelibatezza
piccante e intorpidente (al pepe di Sichuan)
agrodolce
leggero, poco condito
che manda un profumo delizioso
agro e piccante
aromatico e piccante
in agrodolce («zucchero e aceto»)
goloso; avere voglia di mangiare
la buona forchetta, il mangione
saporito, delicato
i sapori forti; (fig.) i gusti estremi
Le consistenze
croccante
tenero
friabile, che si sbriciola sotto i denti
denso (pappa, salsa)
liquido, brodoso
soffice
fresco e piacevole in bocca
morbido e scioglievole (come il riso glutinoso)
sodo ed elastico (noodles, pasta)
tenero e vellutato
al dente («che rimbalza sotto i denti»)
che si scioglie in bocca («si scioglie appena lo si mette in bocca»)
croccante fuori, tenero dentro
La cucina nelle espressioni
gettare olio sul fuoco, gettare benzina sul fuoco
prosperare di giorno in giorno («salire come il vapore»)
cotto a metà; padroneggiato male
un gran caos, un guazzabuglio («una pentola di pappa»)
non si possono accontentare tutti i palati
sulla bocca di tutti («trito e arrosto piacciono a tutte le bocche»)
la maestria perfetta («il cuoco Ding squarta il bue»)
fare una cosa con disinvoltura («la lama ha spazio per giocare»)
impicciarsi di ciò che non ci riguarda («scavalcare i vasi rituali per sostituire il cuoco»)
i fratelli che si sbranano («bruciare gli steli per cuocere le fave»)
il bel parlatore, l’imbonitore («bocca unta, lingua scivolosa»)
l’affare sicuro che sfuma («l’anatra cotta è volata via»)
La cucina nelle parole di tutti i giorni
esplodere (炸 letto zhà)
giocare in borsa («far saltare le azioni»)
il battage mediatico; gonfiare una notizia
che fa furore, molto frequentato
evaporare; sparire senza lasciare traccia
la stessa regola per tutti («tagliare con un solo colpo di coltello»)
il supplizio, la tortura morale («friggere e sobbollire»)
bruciare soldi
rivelare uno scandalo, far trapelare una notizia
conciliare, armonizzare (in origine: condire)
bisticciare («mescolare le bocche»)
rifondere; tornare a formarsi («ripassare in forno»)
Frasi di esempio
La mamma cucina.
Prima si porta l’acqua a ebollizione, poi si buttano i noodles.
Questo pesce è al vapore o fritto?
Attenzione, l’olio scotta!
Io taglio le verdure, tu le salti in padella.
La zuppa è troppo salata: la prossima volta metti meno sale.
A lui piacciono i piatti piccanti, a me quelli leggeri.
I ravioli sono più buoni intinti nell’aceto.
Le uova strapazzate al pomodoro sono il primo piatto che molti imparano a cucinare.
Si marina la carne per mezz’ora, poi la si fa saltare.
Il fuoco era troppo forte, si è bruciato tutto.
In cucina, la cosa più difficile da padroneggiare è il fuoco.
Qui il pollo fritto è croccante fuori e tenero dentro: una delizia.
Gli anziani hanno i denti fragili: bisogna cucinare per loro piatti più teneri.
Con i ravioli, la cosa più difficile è impastare e stendere i dischi di pasta.
Dire così è gettare olio sul fuoco.
Gioca in borsa da poco: sta tutto il giorno con gli occhi incollati al telefono.
Questo negozio fa furore: ogni giorno c’è la fila.
Le ricette cinesi dicono spesso «sale: un po’»; lo straniero che le legge non sa quanto metterne.
I cantonesi lasciano sobbollire le loro zuppe per ore e ore.
Non si possono accontentare tutti i palati: un pranzo per un’intera tavolata non soddisfa mai tutti.
Il contratto stava per essere firmato e il cliente ha cambiato idea all’improvviso: l’anatra cotta è volata via.
Nati dalla stessa radice, perché tanta fretta di friggerci?
Chi ha udito il loro grido non può risolversi a mangiarne la carne. Per questo l’uomo dabbene sta lontano dalle cucine.
Per governare un grande regno, si deve imitare chi fa cuocere un piccolo pesce.


