La frutta e la verdura

La frutta si dice 水果 shuǐguǒ, letteralmente «i frutti d’acqua», e la verdura 蔬菜 shūcài. Il carattere guǒ è un disegno: un albero che porta in cima un frutto rotondo, e il quadrato quadrettato in alto non ha niente a che vedere con il campo , anche se gli somiglia. Perché «d’acqua»? Di solito si spiega il con il succo, il che opporrebbe la frutta fresca alla frutta secca, 干果 gānguǒ. È plausibile. Però non ne ho trovato traccia antica: i testi classici dicono semplicemente . Questa pagina apre la categoria «Mangiare e bere»; la carne e il pesce avranno la prossima.

cài merita che ci si fermi un momento. In alto, , l’erba; in basso, cǎi, una mano posata su un albero per cogliere: sono le erbe che si colgono ⟶ la verdura. Ma la parola è cresciuta con il pasto cinese, che si divide in due: fàn, il cereale che nutre (il riso, i noodles, i panini al vapore), e , tutto ciò che ci si mangia insieme. Un piatto di maiale brasato è dunque un , né più né meno di un piatto di spinaci. Il cinese mangia il suo riso con la verdura, anche quando la verdura è carne. Da qui 买菜 mǎicài, fare la spesa per la cucina, e il 菜单 càidān, il menù del ristorante.

I nomi delle verdure raccontano anche da dove sono arrivate, e vi si distinguono tre strati. Quelle venute dall’Asia centrale portano , il nome che si dava ai popoli del Nord e dell’Ovest: 胡萝卜 húluóbo, la carota, «il ravanello degli Hu», 胡椒 hújiāo, il pepe, e l’antico nome della noce, 胡桃 hútáo. Quelle arrivate dal mare, soprattutto sotto i Ming, portano fān, lo straniero: 番茄 fānqié, il pomodoro, «la melanzana degli stranieri», e 番薯 fānshǔ, la patata dolce, che oggi si chiama piuttosto 红薯 hóngshǔ (l’italiano ha fatto lo stesso con il granturco, che di turco non ha niente: viene dall’America). Le ultime, venute con gli occidentali, portano yáng, l’oceano: 洋葱 yángcōng, la cipolla, «il cipollotto d’oltremare». Il pomodoro, del resto, ha due nomi: il Nord dice piuttosto 西红柿 xīhóngshì, «il cachi rosso dell’Ovest», il Sud 番茄.

Il cetriolo ha rischiato di finire nello stesso gruppo. Lo si chiamava 胡瓜 húguā, «il melone degli Hu», e si racconta che un sovrano del IV secolo, 石勒 Shí Lè, lui stesso un barbaro agli occhi dei cinesi, avrebbe vietato la parola nel suo regno: il 胡瓜 sarebbe diventato 黄瓜 huánggua, «il melone giallo» (altri attribuiscono il cambiamento all’imperatore Yang dei Sui). La storia è troppo bella per essere sicura. Ha almeno una scusante: un cetriolo lasciato maturare sulla pianta diventa davvero giallo. Il viaggio si è fatto anche nell’altro senso: 猕猴桃 míhóutáo, «la pesca del macaco», è una pianta cinese, portata in Nuova Zelanda all’inizio del Novecento e tornata con il nome di kiwi.

白菜 báicài, il cavolo cinese, è la verdura dell’inverno del Nord: un tempo ogni famiglia ne comprava montagne in autunno e le accatastava nel cortile per arrivare fino alla primavera. Si attribuisce a 齐白石 Qí Báishí, che l’ha dipinto per tutta la vita, un’iscrizione beffarda: la peonia è la regina dei fiori, il litchi il primo dei frutti, allora perché non si dice mai che il cavolo è il re delle verdure? La pittura gli ha dato ragione, e il cavolo, il ravanello e il fungo hanno il loro modello sulla nostra pagina Modelli di verdure nella pittura cinese gongbi. Il cavolo porta anche un gioco di parole: 白菜 suona quasi come 百财 bǎicái, «cento fortune», ed è una delle ragioni del successo del cavolo di giada del Museo del Palazzo, a Taipei.

La frutta si sceglie spesso per ciò che il suo nome promette. La mela, 苹果 píngguǒ, suona come 平安 píng'ān, la pace, e si vende incartata come un regalo la vigilia di Natale; il mandarino, , ricorda , la fortuna, e riempie le coppe del Capodanno; la melagrana, 石榴 shíliu, è piena di chicchi come una casa vorrebbe esserlo di figli (si veda la nostra pagina Modello di melagrane e uva nella pittura cinese gongbi). Invece una pera, , non si divide mai, perché suona come , separarsi: l’usanza è spiegata sulla nostra pagina Le cerimonie e i portafortuna.

Nessun frutto ha fatto scrivere quanto il litchi, 荔枝 lìzhī. La concubina 杨贵妃 Yáng Guìfēi ne andava pazza, e l’imperatore glieli faceva portare a Chang’an da staffette di cavalieri. 杜牧 Dù Mù ne ha tratto due versi: un cavaliere nella polvere rossa, la favorita sorride, e nessuno sa che sono i litchi che arrivano. Da dove venivano? La tradizione dice dal Guangdong; molti storici propendono per il Sichuan, molto più vicino, e la questione non è risolta. Più di tre secoli dopo, 苏轼 Sū Shì, esiliato a Huizhou, se ne consolava: 日啖荔枝三百颗, trecento litchi al giorno, e accettava di finire i suoi giorni nel Sud. La medicina cinese, dal canto suo, avverte: 一颗荔枝三把火, un litchi, tre fuochi. (Trecento al giorno, il conto è presto fatto.)

Il trio cōng, jiāng, suàn, il cipollotto, lo zenzero e l’aglio, apre quasi tutte le ricette, ed è per questo che lo si trova qui piuttosto che con le spezie. Confucio, dice il capitolo 10 dei Dialoghi, «aveva sempre dello zenzero sulla sua tavola» (不撤姜食). L’aglio ha dato due parole saporite. 装蒜 zhuāngsuàn, fare l’innocente, si spiega con un indovinello popolare: il narciso non ancora fiorito somiglia in tutto e per tutto a una testa d’aglio, «fa l’aglio». E nel 2010, quando il prezzo dell’aglio è schizzato alle stelle, gli internauti hanno trasformato 算你狠, «sei spietato», in 蒜你狠.

L’ultima frase dell’elenco, 不时,不食, viene dallo stesso capitolo, e mostra bene ciò che un traduttore deve decidere. Il gesuita Couvreur traduce «non mangiava un frutto che non fosse abbastanza maturo», seguendo il commento di 朱熹 Zhū Xī. Ma i commenti più antichi, raccolti nel III secolo da 何晏 Hé Yàn, leggevano «non mangiava fuori dalle ore dei pasti», e la Cina di oggi ci vede «non mangiava niente fuori stagione»: è diventato un motto da ristorante, e un argomento contro i pomodori d’inverno, 反季节 fǎnjìjié. Tre letture per quattro caratteri. è il momento, e ciascuno ha scelto il suo (testo e traduzione sulla nostra pagina Capitolo 10 dei Dialoghi di Confucio).

Infine, l’orto ha colonizzato la lingua di tutti i giorni. Il principiante è un 菜鸟 càiniǎo, un «uccello-verdura»; un prezzo stracciato, un 白菜价 báicàijià, un prezzo da cavolo (per una volta, in senso buono); i curiosi di internet, che seguono lo scandalo del giorno senza immischiarsi, sono 吃瓜群众 chīguā qúnzhòng, «la folla che mangia il melone». E quando un professore va in pensione, gli si dice che ha 桃李满天下 táolǐ mǎn tiānxià, «peschi e susini dappertutto sotto il cielo»: i suoi ex allievi. Un professore non chiede di più.

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Istruzioni: ogni parola porta il suo livello. l’essenziale, il corrente, il preciso. Cominci dai : bastano già a parlare della frutta e della verdura di tutti i giorni. Il pulsante dà la pronuncia, e un clic su un carattere apre il suo ordine dei tratti.

La frutta di tutti i giorni

水果 shuǐguǒ
la frutta, i frutti
苹果 píngguǒ
la mela
香蕉 xiāngjiāo
la banana
葡萄 pútao
l’uva
西瓜 xīguā
l’anguria, il cocomero

la pera
桃子 táozi
la pesca
橘子 júzi
il mandarino
橙子 chéngzi
l’arancia
草莓 cǎoméi
la fragola
柠檬 níngméng
il limone
樱桃 yīngtáo
la ciliegia
李子 lǐzi
la prugna, la susina
菠萝 bōluó
l’ananas
杏子 xìngzi
l’albicocca

Frutti della Cina e d’altrove

芒果 mángguǒ
il mango
荔枝 lìzhī
il litchi
龙眼 lóngyǎn
il longan («occhio di drago»)
柚子 yòuzi
il pomelo
猕猴桃 míhóutáo
il kiwi («pesca del macaco»)
石榴 shíliu
la melagrana
柿子 shìzi
il cachi
红枣 hóngzǎo
la giuggiola secca
哈密瓜 hāmìguā
il melone di Hami
椰子 yēzi
la noce di cocco
火龙果 huǒlóngguǒ
il frutto del drago (pitaya)
榴莲 liúlián
il durian
山楂 shānzhā
la bacca di biancospino
枇杷 pípa
la nespola del Giappone
杨梅 yángméi
il corbezzolo cinese (frutto della Myrica rubra)
山竹 shānzhú
il mangostano

Bucce, noccioli e frutta secca

果皮 guǒpí
la buccia (di un frutto)
剥皮 bāopí
sbucciare (con le dita)
削皮 xiāopí
pelare (col coltello)
果核 guǒhé
il nocciolo
shú
maturo
新鲜 xīnxiān
fresco
làn
marcio, troppo maturo
干果 gānguǒ
la frutta secca
坚果 jiānguǒ
la frutta a guscio
核桃 hétao
la noce
花生 huāshēng
l’arachide, la nocciolina
栗子 lìzi
la castagna
瓜子 guāzǐ
i semi da sgranocchiare (di girasole, d’anguria)
葡萄干 pútaogān
l’uvetta, l’uva passa

Le verdure a foglia e i cavoli

蔬菜 shūcài
la verdura, gli ortaggi
cài
la verdura; il piatto
青菜 qīngcài
le verdure a foglia verde
白菜 báicài
il cavolo cinese
菠菜 bōcài
gli spinaci
生菜 shēngcài
la lattuga
芹菜 qíncài
il sedano
韭菜 jiǔcài
l’erba cipollina cinese
卷心菜 juǎnxīncài
il cavolo cappuccio
西兰花 xīlánhuā
i broccoli
菜花 càihuā
il cavolfiore
空心菜 kōngxīncài
lo spinacio d’acqua («verdura dal cuore vuoto»)
茼蒿 tónghāo
il crisantemo commestibile
油麦菜 yóumàicài
la lattuga cinese (a foglie lunghe)

Radici, zucche e altri ortaggi

西红柿 xīhóngshì
il pomodoro
番茄 fānqié
il pomodoro («melanzana degli stranieri»)
黄瓜 huánggua
il cetriolo
茄子 qiézi
la melanzana
萝卜 luóbo
il ravanello bianco (daikon)
胡萝卜 húluóbo
la carota («ravanello degli Hu»)
南瓜 nánguā
la zucca
冬瓜 dōngguā
la zucca cerosa («melone d’inverno»)
苦瓜 kǔguā
il melone amaro
红薯 hóngshǔ
la patata dolce
山药 shānyao
l’igname
莲藕 lián'ǒu
la radice di loto
竹笋 zhúsǔn
il germoglio di bambù
蘑菇 mógu
il fungo
香菇 xiānggū
lo shiitake
木耳 mù'ěr
l’orecchio di Giuda (fungo nero)
豆角 dòujiǎo
i fagiolini
青椒 qīngjiāo
il peperone

La cipolla, l’aglio e lo zenzero

cōng
il cipollotto
jiāng
lo zenzero
suàn
l’aglio
洋葱 yángcōng
la cipolla («cipollotto d’oltremare»)
辣椒 làjiāo
il peperoncino
香菜 xiāngcài
il coriandolo
大葱 dàcōng
il porro cinese, il cipollotto grosso
小葱 xiǎocōng
il cipollotto piccolo, l’erba cipollina
蒜苗 suànmiáo
i germogli d’aglio

Dal frutteto al piatto

吃素 chīsù
mangiare vegetariano
素菜 sùcài
il piatto di verdure, il piatto di magro
素食者 sùshízhě
il vegetariano, la vegetariana
当季 dāngjì
di stagione
反季节 fǎnjìjié
fuori stagione
有机 yǒujī
biologico (bio)
农药 nóngyào
i pesticidi
果园 guǒyuán
il frutteto
采摘 cǎizhāi
la raccolta; raccogliere
生吃 shēngchī
mangiare crudo
果盘 guǒpán
il piatto di frutta (servito a fine pasto)

La frutta e la verdura nelle espressioni

萝卜白菜,各有所爱 luóbo báicài, gè yǒu suǒ ài
ravanello o cavolo, a ciascuno il suo: tutti i gusti sono gusti
一个萝卜一个坑 yí ge luóbo yí ge kēng
un ravanello, una buca: ognuno al suo posto
姜还是老的辣 jiāng háishi lǎo de là
lo zenzero vecchio è il più piccante: gallina vecchia fa buon brodo
小菜一碟 xiǎocài yì dié
un piattino di antipasto: un gioco da ragazzi
种瓜得瓜,种豆得豆 zhòng guā dé guā, zhòng dòu dé dòu
chi pianta meloni raccoglie meloni: ogni azione porta i suoi frutti
王婆卖瓜,自卖自夸 Wáng pó mài guā, zì mài zì kuā
la vecchia Wang vende i suoi meloni e li decanta: tirare l’acqua al proprio mulino
瓜田李下 guātián lǐxià
in un campo di meloni, sotto un susino: una situazione che si presta al sospetto
桃李满天下 táolǐ mǎn tiānxià
avere peschi e susini dappertutto: avere allievi in tutto il mondo
投桃报李 tóutáo bàolǐ
ricevere una pesca, rendere una prugna: ricambiare la cortesia
望梅止渴 wàngméi zhǐkě
guardare le prugne per dimenticare la sete: consolarsi con una speranza
囫囵吞枣 húlún tūnzǎo
inghiottire la giuggiola intera: imparare senza digerire
拔出萝卜带出泥 bá chū luóbo dài chū ní
non si strappa il ravanello senza la terra: uno scandalo ne tira fuori altri
胡萝卜加大棒 húluóbo jiā dàbàng
il bastone e la carota
瓜熟蒂落 guāshú dìluò
il melone maturo si stacca dal gambo: ogni cosa a suo tempo

La frutta e la verdura nelle parole di tutti i giorni

如果 rúguǒ
se (ipotesi)
结果 jiéguǒ
il risultato; alla fine
买菜 mǎicài
fare la spesa (per la cucina)
效果 xiàoguǒ
l’effetto, il risultato ottenuto
果然 guǒrán
effettivamente, come previsto
傻瓜 shǎguā
lo sciocco, lo scemo («melone stupido»)
菜鸟 càiniǎo
il principiante, il novellino («uccello-verdura»)
桃花运 táohuāyùn
la fortuna in amore («la fortuna dei fiori di pesco»)
白菜价 báicàijià
un prezzo da cavolo: un prezzo stracciato
吃瓜群众 chīguā qúnzhòng
i curiosi («la folla che mangia il melone»)
柠檬精 níngméngjīng
l’invidioso («lo spirito del limone»)
香蕉人 xiāngjiāorén
una «banana»: gialla fuori, bianca dentro
装蒜 zhuāngsuàn
fare l’innocente («fare l’aglio»)
瓜分 guāfēn
spartirsi, smembrare («spartire il melone»)

Frasi di esempio

我最喜欢吃苹果。
Wǒ zuì xǐhuan chī píngguǒ.
Il mio frutto preferito è la mela.
夏天吃西瓜最舒服。
Xiàtiān chī xīguā zuì shūfu.
D’estate non c’è niente di meglio di una fetta d’anguria.
这根香蕉还没熟。
Zhè gēn xiāngjiāo hái méi shú.
Questa banana non è ancora matura.
妈妈出去买菜了。
Māma chūqu mǎicài le.
La mamma è uscita a comprare qualcosa da cucinare.
多吃蔬菜对身体好。
Duō chī shūcài duì shēntǐ hǎo.
Mangiare molta verdura fa bene alla salute.
我不吃香菜。
Wǒ bù chī xiāngcài.
Non mangio il coriandolo.
西红柿是水果还是蔬菜?
Xīhóngshì shì shuǐguǒ háishi shūcài?
Il pomodoro è un frutto o una verdura?
这些草莓很新鲜。
Zhèxiē cǎoméi hěn xīnxiān.
Queste fragole sono freschissime.
橘子不用刀,用手剥皮就行。
Júzi bú yòng dāo, yòng shǒu bāopí jiù xíng.
Per il mandarino non serve il coltello: si sbuccia con le dita.
苹果你削不削皮?
Píngguǒ nǐ xiāo bu xiāo pí?
Le mele, le sbucci o no?
过年的时候,桌上总有一盘瓜子和花生。
Guònián de shíhou, zhuō shang zǒng yǒu yì pán guāzǐ hé huāshēng.
A Capodanno c’è sempre in tavola un piatto di semi e di arachidi.
以前,北方人一到冬天就买很多大白菜。
Yǐqián, běifāngrén yí dào dōngtiān jiù mǎi hěn duō dàbáicài.
Una volta, appena arrivava l’inverno, la gente del Nord comprava montagne di cavoli.
韭菜鸡蛋馅的饺子最好吃。
Jiǔcài jīdàn xiàn de jiǎozi zuì hǎochī.
I ravioli con erba cipollina cinese e uova sono i più buoni.
西瓜甜不甜,拍一拍就知道。
Xīguā tián bu tián, pāi yi pāi jiù zhīdao.
Per sapere se un’anguria è dolce, basta darle qualche colpetto.
我吃素,不吃肉,也不吃鱼。
Wǒ chīsù, bù chī ròu, yě bù chī yú.
Sono vegetariano: né carne né pesce.
苦瓜很苦,可是很多人夏天就爱吃这个苦。
Kǔguā hěn kǔ, kěshì hěn duō rén xiàtiān jiù ài chī zhège kǔ.
Il melone amaro è amaro, ma d’estate molti amano proprio quell’amaro.
荔枝好吃,可是一次别吃太多。
Lìzhī hǎochī, kěshì yí cì bié chī tài duō.
I litchi sono buonissimi, ma non mangiarne troppi in una volta.
周末我们带孩子去郊区采摘草莓。
Zhōumò wǒmen dài háizi qù jiāoqū cǎizhāi cǎoméi.
Questo fine settimana portiamo i bambini in campagna a raccogliere fragole.
冬天的西红柿大多是反季节的。
Dōngtiān de xīhóngshì dàduō shì fǎnjìjié de.
D’inverno i pomodori sono quasi tutti fuori stagione.
有机蔬菜贵是贵,可是吃着放心。
Yǒujī shūcài guì shì guì, kěshì chīzhe fàngxīn.
La verdura biologica è cara, è vero, ma la si mangia con tranquillità.
一骑红尘妃子笑,无人知是荔枝来。
Yí jì hóngchén fēizi xiào, wú rén zhī shì lìzhī lái.
Un cavaliere nella polvere rossa, e la favorita sorride: nessuno sa che sono i litchi che arrivano.
王婆卖瓜,自卖自夸,他的话你别全信。
Wáng pó mài guā, zì mài zì kuā, tā de huà nǐ bié quán xìn.
Tira l’acqua al suo mulino: non credere a tutto quello che dice.
萝卜白菜,各有所爱,你不喜欢就算了。
Luóbo báicài, gè yǒu suǒ ài, nǐ bù xǐhuan jiù suàn le.
Tutti i gusti sono gusti: se non ti piace, pazienza.
他教了四十年书,真是桃李满天下。
Tā jiāole sìshí nián shū, zhēn shì táolǐ mǎn tiānxià.
Ha insegnato per quarant’anni: ha allievi in tutto il mondo.
不时,不食。
Bù shí, bù shí.
Non mangiava un frutto che non fosse abbastanza maturo.

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