I mobili si dicono 家具 . 家 è la casa; 具 è ciò che si prepara e si dispone (le sue forme antiche mostrano due mani che reggono un recipiente) ⟶ l’utensile. I mobili sono dunque, letteralmente, «gli utensili della casa». Lo stesso 具 si ritrova in 工具 , l’attrezzo, e in 餐具 , le stoviglie, che avranno il loro posto quando arriveremo alla tavola. I muri, le stanze e le chiavi sono sulla nostra pagina L’abitazione. Qui, si entra.
Per moltissimo tempo i cinesi si sono seduti per terra: in ginocchio su una stuoia, 席 , davanti a un tavolino basso, 几 o 案 . La sedia è arrivata tardi, e dal nord. Sotto gli Han, i popoli delle steppe portano il 胡床 , letteralmente «il letto dei barbari», che in realtà è uno sgabello pieghevole. Bisogna aspettare i Song perché il tavolo alto e la sedia entrino davvero nelle case. Del resto, 椅子 si scriveva all’inizio 倚子, con 倚 , appoggiarsi con la schiena: la sedia è il sedile che ha uno schienale.
La lingua, dal canto suo, ha conservato la stuoia. 出席 , «andare sulla stuoia» ⟶ partecipare a una riunione; 主席 , «la stuoia principale» ⟶ il presidente. E il 几 di 茶几 , il tavolino del soggiorno, è proprio quello di 窗明几净 , «finestre luminose, tavoli puliti».
È di quell’epoca la frase che chiude i nostri esempi. Il capitolo 10 dei Dialoghi descrive le maniere di Confucio, e vi si legge 席不正,不坐: «Non si sedeva su una stuoia che non fosse disposta secondo le regole» (dalla traduzione francese di Couvreur, sulla nostra pagina Capitolo 10 dei Dialoghi di Confucio). Sarebbe sbagliato vederci la fissazione di un vecchio troppo pignolo. Però bisogna sapere che il posto e l’orientamento della stuoia indicavano il rango di ciascuno. La parola ha del resto conservato questo senso di posto assegnato in 席位 , il seggio in parlamento o il posto a un banchetto.
In una casa tradizionale, la stanza principale, 堂屋 , si organizza attorno alla parete di fondo. Qui si appende un 中堂 , un grande dipinto o una calligrafia, tra due distici paralleli. Davanti, un 八仙桌 , il tavolo quadrato «degli Otto Immortali», dove otto commensali stanno due per lato, e ai due lati, due 太师椅 . Il nome di questa poltrona verrebbe da 秦桧 , gran precettore (太师) sotto i Song, per il quale si sarebbe aggiunto un poggiatesta al sedile. L’aneddoto viene da una raccolta di note dell’epoca, e non so quanto valga: le poltrone che oggi si chiamano così somigliano soprattutto a quelle dei Qing.
Nel Nord, la casa ruotava attorno al 炕 , un letto di mattoni riscaldato da sotto, spesso dalla canna del fornello della cucina. Tutta la famiglia ci dormiva, ci si mangiava su un tavolino appoggiato sopra, ci si ricevevano i vicini. Più a sud, niente kang (né riscaldamento centralizzato, l’abbiamo visto per l’abitazione), ma una 凉席 , una stuoia fresca per le notti d’estate, e una 蚊帐 , la zanzariera.
La cucina ha il suo dio, il dio del focolare, 灶王爷 . Passa l’anno sopra il fornello, 灶 , e sale in cielo il giorno del 小年 per fare rapporto sulla famiglia; gli si offrono dolciumi appiccicosi perché dica solo cose dolci (vedi la nostra pagina Le feste). Il fornello ha lasciato espressioni molto vive. 另起炉灶 , «montare un altro fornello» ⟶ ricominciare da zero. 开小灶 , «aprire un fornello piccolo»: nelle mense collettive era la cucina a parte riservata ai quadri; oggi è il trattamento di favore, e in particolare la lezione privata che un insegnante dà a un allievo. Il suo contrario è il 大锅饭 , «il riso della grande pentola», dove ognuno riceve la stessa parte, che abbia lavorato o no. Quanto a 背锅 , «portare la pentola sulla schiena» ⟶ fare da capro espiatorio, è la forma breve di 背黑锅 , «portare la pentola nera». Perché nera? Non ho trovato nessuna spiegazione che regga.
In bagno, un appartamento cinese spesso sorprende: niente vasca, una doccia senza box e uno scarico in mezzo al pavimento, il 地漏 , perché tutta la stanza si bagna. Un bagno ristrutturato vanta quindi la sua 干湿分离 , la separazione tra zona asciutta e zona bagnata. La parola 马桶 ha una storia curiosa. Sotto gli Han, il vaso da notte si chiamava 虎子 , «il tigrotto»; i Tang, che non potevano più scrivere il nome di 李虎 , antenato della famiglia imperiale, l’avrebbero ribattezzato 马子 , «il cavallino». È la spiegazione che si legge dappertutto, ma ha tutta l’aria di essere troppo bella per essere vera.
Le espressioni conservano mobili ancora più antichi. 东床快婿 , «il genero del letto a est», risale a 王羲之 , il più celebre dei calligrafi cinesi (vedi la nostra pagina Storia dell’arte cinese delle dinastie Wei e Jin). Il ministro 郗鉴 cercava un genero nella famiglia Wang; tutti i giovani stavano ben dritti davanti al suo inviato, tranne uno, sdraiato sul letto del lato est, con la pancia all’aria, che sgranocchiava una focaccia. Il ministro scelse proprio lui. E 坐第一把交椅 , «occupare la prima poltrona pieghevole», viene dal 交椅 , erede dello sgabello dei barbari: nel romanzo 水浒传 , I briganti, i fuorilegge del monte Liang si classificano per poltrone.
Oggi, in un appartamento moderno, la parete principale del soggiorno ospita quasi sempre il televisore, su un 电视墙 decorato con la stessa cura che un tempo si riservava al 中堂. Stesso muro, altro culto.
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I mobili
i mobili, l’arredamento
il tavolo
la sedia
l’armadio, il mobile a ante
la scrivania
lo sgabello
il tavolo da pranzo
la libreria, lo scaffale per libri
il cassetto
la panca (senza schienale)
la sedia pieghevole
il paravento
il tavolo quadrato «degli Otto Immortali»
la poltrona «del gran precettore»
il legno di rosa (dei mobili pregiati)
La cucina: utensili ed elettrodomestici
il frigorifero
la pentola
il cuociriso
il forno a microonde
la mannaia (il coltello da cucina)
il wok
il tagliere
la spatola (per il wok)
il fornello a gas
il forno
i mobili della cucina, i pensili
il lavello
la pentola a pressione
il thermos (per l’acqua calda)
la cappa aspirante
il cestello per la cottura a vapore (di bambù)
il tegame di coccio
la piastra a induzione
il mattarello
la lavastoviglie
Il bagno
lo specchio
l’asciugamano
il water, la tazza del gabinetto
la doccia
la vasca da bagno
il rubinetto
il lavabo
lo scaldabagno
il telo da bagno
il soffione della doccia
lo scarico a pavimento
il bagno alla turca
la separazione tra zona asciutta e zona bagnata
La camera da letto e il letto
il letto
il cuscino, il guanciale
la trapunta, la coperta
il lenzuolo
l’armadio (per i vestiti), il guardaroba
la sveglia
il materasso
la gruccia, l’attaccapanni
il comodino
il letto matrimoniale
piegare la trapunta
la zanzariera (del letto)
il letto a castello
la stuoia estiva
il kang (letto-stufa in mattoni del Nord)
Il soggiorno
il divano
la televisione, il televisore
il tappeto
il tavolino da salotto
il cuscino (del divano)
il telecomando
la «parete TV» (la parete decorata dietro il televisore)
lo scaffale per oggetti d’antiquariato
il grande dipinto appeso al centro della parete principale
il camino
La luce e l’elettricità
la lampada, la luce
accendere la luce
spegnere la luce
la lampada da scrivania
l’interruttore
il lampadario, la lampada a sospensione
la lampadina
la presa di corrente
l’interruzione di corrente, il blackout
l’illuminazione
il filo elettrico
la lampada da terra, la piantana
la spina (elettrica)
buio, poco illuminato
La decorazione
la tenda
il vaso da fiori
la decorazione; decorare
arredare, sistemare (una stanza)
la carta da parati
la cornice (per foto)
accogliente, caldo
lo stile
la piastrella
in stile cinese
i soprammobili, gli oggetti decorativi
calligrafie e dipinti (appesi al muro)
essenziale, minimalista
l’arredo mobile (tessili, luci, oggetti)
Gli oggetti di casa nelle espressioni e nei proverbi
stare sui carboni ardenti (lett. «la formica sulla padella rovente»)
dormire sonni tranquilli (lett. «cuscino alto, nessuna preoccupazione»)
condividere lo stesso letto, ma non gli stessi sogni
il genero ideale (lett. «il genero del letto a est»)
una casa impeccabile (lett. «finestre luminose, tavoli puliti»)
andare fino in fondo con le domande (lett. «rompere il tegame di coccio per vederne il fondo»)
ricominciare da zero (lett. «montare un altro fornello»)
non si fanno le nozze con i fichi secchi (lett. «la massaia abile non cucina senza riso»)
essere un osso duro (lett. «non essere una lampada che risparmia olio»)
battere sul tavolo per l’ammirazione
restare in panchina (lett. «sedersi sulla panca fredda»)
occupare il primo posto (lett. «la prima poltrona pieghevole»)
Gli oggetti di casa nelle parole di tutti i giorni
fare da capro espiatorio (lett. «portare la pentola sulla schiena»)
il desktop (del computer)
poltrire a letto
il letto caldo (lett. «il nido della trapunta»)
il bancone
la vetrina
l’obiettivo; l’inquadratura (al cinema)
il posto letto (in ospedale, in dormitorio)
la spartizione egualitaria (lett. «il riso della grande pentola»)
il trattamento di favore (lett. «aprire un fornello piccolo»)
darsi delle arie
presenziare, essere presente (lett. «andare sulla stuoia»)
Frasi di esempio
In camera mia ci sono un letto, un tavolo e una sedia.
C’è ancora del latte in frigorifero?
Si fa buio: accendi la luce.
Quando esci, non dimenticare di spegnere la luce.
Papà guarda la televisione seduto sul divano.
L’asciugamano è accanto allo specchio.
Questo cuscino è troppo alto: non riesco a dormire.
Questo tavolo è troppo piccolo: compriamone uno grande.
Cucino con il cuociriso: è rapido e pratico.
D’inverno mi servono due trapunte.
Il rubinetto è rotto: gocciola in continuazione.
In Cina, molti bagni non hanno la vasca, solo la doccia.
Il telecomando è sparito di nuovo: guarda sotto il divano.
Ha arredato il soggiorno in modo molto accogliente.
Ieri è mancata la corrente: tutti i gelati nel frigorifero si sono sciolti.
Il telefono è scarico: c’è una presa qui?
Questa lampada da scrivania fa poca luce: cambia la lampadina.
Prima di cucinare, accendi la cappa.
Questi mobili in legno di rosa ce li ha lasciati mio nonno: hanno più di cent’anni.
Al centro della stanza principale troneggia un tavolo degli Otto Immortali, affiancato da due poltrone del gran precettore.
Un tempo, nelle campagne del Nord, d’inverno tutta la famiglia dormiva sullo stesso kang riscaldato.
C’è stato un problema e alla fine a fare da capro espiatorio è stato il tirocinante appena arrivato.
Il suo studio è impeccabile; alla parete è appesa una calligrafia.
Non si fanno le nozze con i fichi secchi: senza budget, non posso farci niente.
Non si sedeva su una stuoia che non fosse disposta secondo le regole.


