Capitolo 3 del Sunzi

孙sūn子zǐ曰yuē:夫fú用yòng兵bīng之zhī法fǎ,全quán国guó为wéi上shàng,破pò国guó次cì之zhī;全quán军jūn为wéi上shàng,破pò军jūn次cì之zhī;全quán旅lǚ为wéi上shàng,破pò旅lǚ次cì之zhī;全quán卒zú为wéi上shàng,破pò卒zú次cì之zhī;全quán伍wǔ为wéi上shàng,破pò伍wǔ次cì之zhī。是shì故gù百bǎi战zhàn百bǎi胜shèng,非fēi善shàn之zhī善shàn也yě;不bù战zhàn而ér屈qū人rén之zhī兵bīng,善shàn之zhī善shàn者zhě也yě。

Conservare le proprietà e tutti i diritti del principe che servite, ecco ciò che deve essere il vostro primo pensiero; ampliarle invadendo i nemici, è ciò che dovete fare solo quando vi ci costringe la necessità.

Vegliare sulla tranquillità delle città del vostro stesso paese, ecco ciò che deve principalmente occuparvi; disturbare quella delle città nemiche, questo deve essere solo il vostro piano di riserva.

Proteggere i villaggi amici da ogni insulto, ecco a cosa dovete pensare; fare incursioni nei villaggi nemici, è qualcosa a cui solo la necessità deve spingervi.

Impedire che i villaggi, persino le capanne dei sudditi del vostro sovrano non subiscano il minimo danno, ecco ciò che merita ugualmente la vostra attenzione; portare il saccheggio nei villaggi o nelle capanne dei vostri nemici, è qualcosa che solo una mancanza di tutto deve spingervi a intraprendere.

Queste massime, una volta ben impresse nel vostro cuore, potete andare ad attaccare città o dare battaglie, garantisco il successo. Dico di più: anche se aveste cento battaglie da combattere, cento vittorie ne sarebbero il risultato. Tuttavia, non cercate di domare i vostri nemici al prezzo delle battaglie e delle vittorie; perché se ci sono casi in cui ciò che è al di sopra del bene, non è buono in sé, questo è uno di quei casi in cui più ci si eleva al di sopra del bene, più ci si avvicina al dannoso e al male.

Senza dare battaglia, cercate di essere vittoriosi: questo sarà il caso in cui più vi eleverete al di sopra del bene, più vi avvicinerete all'incomparabile e all'eccellente. I grandi generali ci riescono scoprendo tutti gli stratagemmi del nemico, facendo fallire tutti i suoi progetti, seminando discordia tra i suoi uomini, tenendoli sempre in allerta, impedendo i soccorsi esterni che potrebbe ricevere, e togliendogli tutte le facilità che potrebbe avere per determinarsi a qualcosa di vantaggioso per lui.




故gù上shàng兵bīng伐fá谋móu,其qí次cì伐fá交jiāo,其qí次cì伐fá兵bīng,其qí下xià攻gōng城chéng。攻gōng城chéng之zhī法fǎ,为wéi不bù得dé已yǐ。修xiū橹lǔ轒fén輼wēn,具jù器qì械xiè,三sān月yuè而ér后hòu成chéng;距jù堙yīn,又yòu三sān月yuè而ér后hòu已yǐ。将jiàng不bù胜shèng其qí忿fèn而ér蚁yǐ附fù之zhī,杀shā士shì卒zú三sān分fēn之zhī一yī,而ér城chéng不bù拔bá者zhě,此cǐ攻gōng之zhī灾zāi也yě。

Se siete costretti ad attaccare una piazzaforte e a conquistarla, disponete i vostri carri lu, i vostri scudi e tutte le macchine necessarie per l'assalto in modo che tutto sia in buone condizioni quando sarà il momento di usarle. Fate in modo soprattutto che la resa della piazza non si prolunghi oltre tre mesi. Se scaduto questo termine non siete ancora venuti a capo dei vostri intenti, sicuramente avrete commesso qualche errore; non tralasciate nulla per ripararlo. A capo delle vostre truppe, raddoppiate gli sforzi; nell'assalto imitate la vigilanza, l'attività, l'ardore e la tenacia delle formiche. Suppongo che abbiate fatto prima le trincee e gli altri lavori necessari, che abbiate innalzato ridotte per scoprire ciò che accade tra gli assediati, e che abbiate prevenuto tutti gli inconvenienti che la vostra prudenza vi avrà fatto prevedere. Se con tutte queste precauzioni accade che di tre parti dei vostri soldati ne abbiate avuto la sfortuna di perderne una, senza poter essere vittoriosi, siate convinti che non avete attaccato bene.




故gù善shàn用yòng兵bīng者zhě,屈qū人rén之zhī兵bīng而ér非fēi战zhàn也yě,拔bá人rén之zhī城chéng而ér非fēi攻gōng也yě,毁huǐ人rén之zhī国guó而ér非fēi久jiǔ也yě,必bì以yǐ全quán争zhēng于yú天tiān下xià,故gù兵bīng不bù顿dùn而ér利lì可kě全quán,此cǐ谋móu攻gōng之zhī法fǎ也yě。

Un abile generale non si trova mai ridotto a tali estremi: senza dare battaglie, sa l'arte di umiliare i suoi nemici; senza versare una goccia di sangue, senza neppure sguainare la spada, riesce a prendere le città; senza mettere piede nei regni stranieri, trova il modo di conquistarli; e senza perdere un tempo considerevole a capo delle sue truppe, procura una gloria immortale al principe che serve, assicura la felicità dei suoi compatrioti, e fa sì che l'universo gli sia riconoscente per la pace e la tranquillità: tale è lo scopo a cui tutti coloro che comandano gli eserciti devono tendere senza sosta e senza mai scoraggiarsi.




故gù用yòng兵bīng之zhī法fǎ,十shí则zé围wéi之zhī,五wǔ则zé攻gōng之zhī,倍bèi则zé分fēn之zhī,敌dí则zé能néng战zhàn之zhī,少shǎo则zé能néng逃táo之zhī,不bù若ruò则zé能néng避bì之zhī。故gù小xiǎo敌dí之zhī坚jiān,大dà敌dí之zhī擒qín也yě。

Ci sono infinite situazioni diverse in cui potreste trovarvi rispetto al nemico. Non è possibile prevederle tutte; è per questo che non entro in maggiori dettagli. Le vostre luci e la vostra esperienza vi suggeriranno ciò che dovrete fare, man mano che le circostanze si presenteranno; nondimeno vi darò alcuni consigli generali di cui potrete servirvi all'occorrenza.

Se siete dieci volte più forti in numero rispetto al nemico, circondatelo da tutte le parti; non lasciategli alcun passaggio libero; fate in modo che non possa né fuggire per andare a campeggiare altrove, né ricevere il minimo soccorso. Se avete cinque volte più uomini di lui, disponete il vostro esercito in modo che possa attaccarlo da quattro lati contemporaneamente, quando sarà il momento. Se il nemico è una volta meno forte di voi, limitatevi a dividere il vostro esercito in due. Ma se da entrambe le parti c'è una stessa quantità di uomini, tutto ciò che potete fare è rischiare il combattimento; se al contrario siete meno forti di lui, siate continuamente in guardia, il minimo errore sarebbe di estrema conseguenza per voi. Cercate di mettervi al riparo e di evitare, per quanto possibile, di venire alle mani con lui: la prudenza e la fermezza di un piccolo numero di uomini possono riuscire a stancare e persino a domare un'intera armata.




夫fú将jiàng者zhě,国guó之zhī辅fǔ也yě。辅fǔ周zhōu则zé国guó必bì强qiáng,辅fǔ隙xì则zé国guó必bì弱ruò。

Colui che è a capo degli eserciti può considerarsi come il sostegno dello Stato, e lo è in effetti. Se è tale quale deve essere, il regno sarà nella prosperità; se al contrario non ha le qualità necessarie per ricoprire degnamente il posto che occupa, il regno ne soffrirà inevitabilmente, e si troverà forse a un passo dalla sua rovina. Un generale non può servire bene lo Stato in un solo modo; ma può recargli un gran danno in molti modi diversi. Occorrono molti sforzi e una condotta che la bravura e la prudenza accompagnino costantemente per poter riuscire: basta un errore per perdere tutto; tra gli errori che può commettere, quanti ce ne sono? Se raduna truppe fuori stagione, se le fa uscire quando non è il momento, se non ha una conoscenza esatta dei luoghi dove deve condurle, se le fa fare accampamenti svantaggiosi, se le stanca senza motivo, se le fa tornare senza necessità, se ignora i bisogni di coloro che compongono il suo esercito, se non fa il genere di occupazione a cui ciascuno di loro si esercitava prima, per trarne profitto secondo i loro talenti; se non conosce il forte e il debole dei suoi uomini, se non ha motivo di contare sulla loro fedeltà, se non fa osservare la disciplina con tutta la rigore, se manca del talento di governare bene, se è irresoluto e vacilla nelle occasioni in cui bisogna prendere subito una decisione, se non sa compensare a tempo debito i suoi soldati quando avranno sofferto, se permette che siano vessati senza motivo dai loro ufficiali, se non sa impedire le discordie che potrebbero nascere tra i capi: un generale che cadesse in questi errori esaurirebbe di uomini e viveri il regno, disonorerebbe la patria, e diventerebbe lui stesso la vittima vergognosa della sua incapacità.




故gù君jūn之zhī所suǒ以yǐ患huàn于yú军jūn者zhě三sān:不bù知zhī军jūn之zhī不bù可kě以yǐ进jìn而ér谓wèi之zhī进jìn,不bù知zhī军jūn之zhī不bù可kě以yǐ退tuì而ér谓wèi之zhī退tuì,是shì谓wèi縻mí军jūn;不bù知zhī三sān军jūn之zhī事shì而ér同tóng三sān军jūn之zhī政zhèng,则zé军jūn士shì惑huò矣yǐ;不bù知zhī三sān军jūn之zhī权quán而ér同tóng三sān军jūn之zhī任rèn,则zé军jūn士shì疑yí矣yǐ。三sān军jūn既jì惑huò且qiě疑yí,则zé诸zhū侯hóu之zhī难nàn至zhì矣yǐ。是shì谓wèi乱luàn军jūn引yǐn胜shèng。




故gù知zhī胜shèng有yǒu五wǔ:知zhī可kě以yǐ战zhàn与yú不bù可kě以yǐ战zhàn者zhě胜shèng,识shí众zhòng寡guǎ之zhī用yòng者zhě胜shèng,上shàng下xià同tóng欲yù者zhě胜shèng,以yǐ虞yú待dài不bù虞yú者zhě胜shèng,将jiàng能néng而ér君jūn不bù御yù者zhě胜shèng。此cǐ五wǔ者zhě,知zhī胜shèng之zhī道dào也yě。

Per essere vittoriosi dei propri nemici, cinque cose principalmente sono necessarie a un generale.1° Sapere quando è opportuno combattere e quando conviene ritirarsi.2° Sapere impiegare il poco e il molto a seconda delle circostanze.3° Mostrare altrettanta affezione ai semplici soldati quanto si può dimostrare ai principali ufficiali.4° Approfittare di tutte le circostanze previste o impreviste.5° Essere sicuri di non essere smentiti dal sovrano in tutto ciò che si può tentare per il suo servizio e per la gloria delle sue armi.

Con questo, se unite alla conoscenza che dovete avere di voi stessi e di tutto ciò che potete o non potete fare, quella di tutti coloro che sono sotto i vostri ordini, anche se aveste cento guerre da sostenere, cento volte sarete vittoriosi. Se conoscete solo ciò che potete voi stessi, se ignorate ciò che possono i vostri uomini, vincerete una volta; una volta sarete sconfitti: ma se non avete né la conoscenza di voi stessi né quella di coloro a cui comandate, non conterete i vostri combattimenti che per le vostre sconfitte.




故gù曰yuē:知zhī己jǐ知zhī彼bǐ,百bǎi战zhàn不bù贻yí;不bù知zhī彼bǐ而ér知zhī己jǐ,一yī胜shèng一yī负fù;不bù知zhī彼bǐ不bù知zhī己jǐ,每měi战zhàn必bì败bài。

Se conoscete i vostri nemici e vi conoscete voi stessi, non temerete l'esito di cento battaglie. Se vi conoscete voi stessi ma non i vostri nemici, per ogni vittoria subirete anche una sconfitta. Se non conoscete né i vostri nemici né voi stessi, perderete ogni battaglia.




NOTE

Un commentatore cinese dà un senso un po' diverso all'inizio di questo articolo. Sebbene la sua spiegazione sia conforme all'antica morale cinese, ho creduto nondimeno di non doverla seguire, perché mi è parsa non rendere il vero senso dell'autore, contraddire persino alcuni dei suoi principi. Ecco la versione di questo interprete. « Conservare le proprietà dei nemici, è ciò che dovete fare in primo luogo, come ciò che c'è di più perfetto; distruggerle, deve essere l'effetto della necessità. Vegliare sulla tranquillità e la pace dei jun, dei lü, dei zu e dei wu dei vostri nemici; è ciò che merita tutte le vostre attenzioni; turbarli e inquietarli, è ciò che dovete considerare indegno di voi... Se un generale, continua l'interprete, agisce così, la sua condotta non differirà da quella dei personaggi più virtuosi; si accorderà con il cielo e la terra, le cui operazioni tendono alla produzione e alla conservazione delle cose piuttosto che alla loro distruzione... Il cielo non ha mai approvato l'effusione del sangue umano: è lui che dà la vita agli uomini; lui solo deve essere il padrone di tagliarla... Ecco, aggiunge, il vero senso delle parole di Sunzi ».

Ciò che ho reso con le parole di città, villaggi, borghi e capanne, è ciò che i Cinesi chiamano jun (o kun), lü, zu e wu. Ecco la spiegazione letterale di ciascuna di queste parole. Un jun è un luogo che contiene dodicimila cinquecento uomini; un lü contiene cinquecento famiglie; un zu contiene cento abitanti, un wu è l'abitazione di cinque famiglie soltanto.

L'autore parla qui dei carri chiamati lou. Questi carri avevano quattro ruote e potevano contenere comodamente una decina di persone. Erano coperti di pelli o di pelli di animali; c'era tutto intorno una specie di galleria fatta di grossi pezzi di legno. Sulla copertura di pelle c'era della terra per la sicurezza di coloro che erano in questi carri, per impedire che fossero infastiditi dai proiettili, dalle pietre e dalle altre cose che lanciavano i nemici. Ciascuno di questi carri era come una specie di piccola fortezza, dalla quale si attaccava e si difendeva. Erano soprattutto in uso negli assedi: si usavano anche nelle battaglie in campo aperto. In quest'ultimo caso erano collocati alla coda dell'esercito, e dopo una sconfitta, ci si metteva al riparo dietro di essi e ci si difendeva come si avrebbe fatto in una piazzaforte. Finché il vincitore non ne era padrone, non poteva illudersi di aver ridotto il nemico. Era ancora al centro di questi carri che si collocava ciò che c'era di più prezioso.

Il paragone di un esercito con le formiche potrebbe sembrare fuori luogo a coloro che non hanno seguito questi insetti da vicino; ma i nostri naturalisti sanno ancora meglio dei Cinesi che la formica è forse di tutti gli animali quello che ha più accanimento nel combattimento. Se ne vedono che, divise in due, non mollano la presa, e eccitano persino il nemico.

Ciò che ho reso con la parola di ridotte, erano specie di torri fatte di terra. Erano più alte delle mura delle città che si assediavano; dall'alto di queste torri, o piuttosto dall'alto di queste terrazze, si cercava di scoprire le diverse manovre degli assediati per la difesa della piazza. L'interprete cinese le chiama montagne di terra.

Il numero dieci è il termine di paragone più comune dei Cinesi. Così, invece di tradurre come ho fatto: Se siete dieci volte più forti in numero rispetto al nemico, ecc., si potrebbe dire: Se siete al nemico come dieci è a uno, come dieci è a cinque, ecc.

Sembra che l'autore esiga un eccessivo dettaglio da parte di un generale, soprattutto quando dice che deve sapere il genere di occupazione a cui si esercitavano tutti coloro che compongono un esercito, prima che fossero arruolati, dettaglio che non sembra praticabile, né persino possibile. È da presumere che Sunzi non pretenda che colui che è a capo di un esercito conosca nominalmente tutti coloro che lo compongono; ma solo esige che li conosca in generale per mezzo degli ufficiali subalterni. Inoltre, le parole cinesi san jun, e le parole tartare ilan chohai jun, che ne sono la traduzione, possono significare ugualmente le tre diverse classi di cui è composto un esercito, cioè gli ufficiali generali, gli ufficiali subalterni e i semplici soldati. Allora l'autore esigerebbe solo dal generale una conoscenza esatta dei tre ordini del suo esercito, designati dalle parole di san jun, che significano dei tre jun. Un jun, a prenderlo alla lettera, è propriamente un insieme di quattromila uomini. Così, in questo senso, l'esercito di cui parla Sunzi sarebbe composto solo da dodicimila uomini. Sarebbe ancora più debole se un jun, come si trova in alcuni dizionari, non fosse che l'insieme di duemilacinquecento uomini; sarebbe un esercito di soli settemilacinquecento uomini, il che non è verosimile; in generale, per le parole di san jun, nei libri antichi che trattano della guerra, si intendono tutte le truppe, di qualunque numero siano composte.

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